Studiare in ItaliaStudiare in Italia: le sfide - Marcela Oliveira

14 Gennaio 2020by Marcela Oliveira0

Com’è studiare in Italia? Come sono le università italiane? Quali sono le principali sfide da affrontare in questo percorso? Se stai pensando di studiare in Italia, questo è un testo fatto per te, poiché aprirò il gioco e ti dirò quali sono state le mie maggiori sfide durante la mia laurea magistrale in psicologia.

Sin dall’inizio ti avvertirò che questo articolo sarà leggermente diverso dagli altri, perché avrà un tocco più personale. Ti racconterò la mia avventura personale all’università italiana. Ti chiedo persino di scrivere nei commenti se ti piace questo stile più personale perché potrei scriverne più articoli seguendo questo genere.

 

• Studiare in Italia

Il mio sogno è sempre stato quello di studiare all’estero, perché ero sempre una persona molto curiosa. Ho sempre amato il settore delle risorse umane, ma in specifico: l’area dello sviluppo del personale. Ricordo quando studiai nel corso di post-laurea “psicologia del lavoro” in Brasile e pensavo: “Ma sarà vero che tutti applicano e usano queste tecniche? O ci sono altre che non conosco?”.

Ho sempre pensato che il mondo sia molto ricco e che possiamo imparare da altre persone e altre culture. Comunque, sono venuta in Italia nel dicembre 2011 per le vacanze di Natale e ho deciso di restare. Follia, follia, follia…

Se vuoi conoscere la mia storia e quello che ho imparato, puoi accedere alla pagina Chi Siamo, nel mio sito web.

 

Una delle cose che mi ha motivato a restare in Italia è stata la possibilità di studiare qui e aprire la mia mente ad un altro punto di vista. Quando uno decide di studiare in Italia, deve seguire questi tre passaggi:

  • Documentazione – a questo punto dovresti essere molto paziente poiché a volte richiede molto tempo. Cosa ho fatto: ho tradotto TUTTI i miei registri scolastici, poi li ho presentati al consolato italiano in Brasile e alla fine li ho consegnato all’università qui in Italia.
  • Soldi per pagare le spese – ho ottenuto una borsa di studio completa.
  • In quale università studiare – ho cercato le migliori università nella mia area di studio.

Dopo questi tre passaggi e dopo l’iscrizione all’università, iniziano altre sfide.

 

Studiare in Italia: le mie maggiori sfide

a) La lingua italiana

Estudar na Itália: dicas
Ricordo molto bene il mio primo giorno all’università… Il destino voleva che io iniziassi con una lezione di Freud, in modo che io avessi l’apice dello spavento già nel primo giorno. Caspitaaaa! Non ho capito nulla di ciò che il professore ha detto. Uno vero viaggio in un mondo sperduto chiamato “psicanalise”… ahahah

Ero triste perché pensavo: “Sono fluente in italiano e non ho la capacità di capire cosa dice il professore”. Che tragedia!

Ho già scritto un articolo su questo argomento: come imparare l’italiano per lavorare in Italia. Vale la pena leggerlo!

Dopo un momento di disperazione iniziale, “mi sono rimboccata le maniche” e iniziai a chiedermi come avrei potuto imparare il linguaggio tecnico della psicologia e infine capire le lezioni. Cosa feci?

  • Registrai l’audio delle lezioni.
  • Trascrissi l’audio.
  • Cercai il significato delle parole che non avevo capito.
  • Studiai fino a quando non avevo capito tutto.

Va bene, fu un sacco di lavoro, ma ne è valsa la pena!

 

b) Esami orali

Non so chi abbia avuto questa idea “geniale” degli esami orali. ☺️ Ironia a parte, nella vita non avevo mai fatto una prova orale, almeno per quanto mi ricordassi. Qui, tutti gli esami erano orali. Penso che solo nell’esame di statistica non sia stato così (per ovvi motivi).

Trovai la prova orale molto difficile, perché una cosa è conoscere il contenuto da te studiato, un’altra è spiegarlo. Soprattutto quando sei una straniera appena arrivata in Italia.

Fu davvero un grande ostacolo per me, ma l’ho superato riassumendo e ripetendo il contenuto molte volte ad alta voce. Inoltre, feci un documento di domande e risposte e le domandavo a me stessa.

Racconterò solo un episodio epico: esame orale di sociologia

Potresti non averlo mai notato, ma ogni area di studio ha il suo linguaggio specifico, ad esempio: psicologia, filosofia, statistica, sociologia, ecc.

Pian, piano, mi sono abituata ai termini della psicologia e li imparai. Ma ogni volta che cambiava la materia, le sfide erano immense.

Ed è quello che mi è successo quando sono andata a fare l’esame di sociologia.
Avevo studiato molto e conoscevo perfettamente il contenuto a memoria, ma al momento dell’esame, parlavo come una bambina che cercava di spiegare la meccanica di un razzo. Riesci a immaginare la scena?

Devo dire che fu molto frustrante, ma per imparare un linguaggio tecnico, ci vuole tempo. Sfortunatamente, a volte non abbiamo questo tempo.

Per incoraggiarti…

Oggi sono cultore della materia presso la stessa università in cui ho studiato e sono io a porre le domande agli studenti. Sono qui per dirtelo: se io l’ho fatto, puoi farlo anche tu!

Como estudar na Itália

 

c) Non si deve “parlare” durante le lezioni

Ero abituata alle lezioni in Brasile dove solitamente c’è un dibattito, le lezioni sono molto dinamiche e le classi sono piccole. È molto diverso da qui. Le aule sono enormi con 150 studenti.

Questo perché stavo facendo una laurea magistrale, solitamente durante la laurea breve le classi sono ancora più affollate, raggiungendo 500 studenti. Riesci a immaginare le dimensioni di queste aule?

Gli insegnanti usano il microfono e ovviamente l’interazione tra gli studenti è molto ridotta.

Io, con la mia mentalità “brasiliana”, quando c’era qualcosa che non capivo o di cui ero curiosa, semplicemente alzavo la mano per porre domande. Ricordo le prime volte che l’ho fatto e i miei compagni di classe mi hanno spinto a smettere di fare domande.

Devo confessare che non ho cambiato l’abitudine di porre domande e ho finito per influenzare i miei colleghi. Fu così tanto che un giorno il professore disse: “Qualcuno ha qualche domanda da fare, tranne il gruppo dalla prima fila?”

Ovviamente, facevo parte del gruppo dalla prima fila! 😊

 

d) Formalità

Qui in Italia c’è una grande distanza tra il professore e gli studenti. In Brasile, è molto comune per gli studenti fare amicizia con i professori e uscire a cena insieme alla fine del semestre. Ad esempio: rimango in contatto con molti dei miei professori brasiliani.

Ho già fatto alcune brutte figure qui in Italia. Dopo di conoscere bene i professori, pensavo di poter “dare del tu”. Quindi aprivo il mio sorriso e dicevo “CIAOOOOOO”! I miei compagni di classe si spaventavano con questo mio sbaglio. Mi spiegarono che non potevo essere così informale. Morale della storia: in Italia, non importa da quanto tempo conosci un professore, dovrai SEMPRE “dare del Lei”, a meno che lui ti dica che non è necessario.

Sono riuscita ad avvicinarmi ad alcuni professori e persino a lavorare con alcuni di loro, ma la formalità è sempre rimasta.

Non vorrei dire che questo è un aspetto negativo, ma è certamente un aspetto da rispettare.

Marcela Oliveira: come studiare in Italia
Festeggiando la conclusione della mia laurea magistrale.

 

Queste furono le mie principali sfide e spero che la mia esperienza possa essere utile per la tua vita! Hai studiato qui in Italia? Quali sono state le tue sfide? Racconta nei commenti! Mi identificherò sicuramente con alcuni.

Successivamente parlerò di curiosità delle università italiane. Iscriviti alla mia newsletter e tieniti informato su tutte le novità del mercato del lavoro italiano. Dopotutto, il prossimo passo dopo studiare in Italia è lavorare in Italia.

 

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Abbracci affettuosi,

Marcela Oliveira

by Marcela Oliveira

Marcela Oliveira, brasiliana, career coach e Dott.ssa Magistrale in Psicologia delle organizzazioni e del marketing. Si è specializzata nell'integrazione degli stranieri nel mercato di lavoro italiano idealizzando il noto corso gratuito di Ricerca Attiva del Lavoro. In 2017, ha fondato il progetto di volontariato chiamato IntegrationNow.

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